Come costruiamo insieme la città di domani? #4

Survey + segnali da → città, poster, meme, complotti, dispositivi indossabili, tecnologie civiche

Ciao,
Segnali Dal Futuro è la newsletter collaborativa di segnali culturali, tecnologici, politici ed economici per allenare la nostra capacità di immaginare il futuro.

In questi giorni Città Dal Futuro ha compiuto i due mesi. Stiamo lavorando alla seconda versione ampliata e arricchita con i contributi di questa comunità.


Come costruiamo le città di domani?

Facciamo un esperimento di intelligenza collettiva per mappare le iniziative pubbliche più significative realizzate durante gli ultimi 12 mesi.

Le utilizzeremo per individuare le linee guida per progettare città più felici, più vivibili, più inclusive. In breve più desiderabili.

Ti va allora di contribuire all’esperimento?


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Aggiornamenti su ‘Città Dal Futuro’

→ Contributi originali

→ Scrivono di noi


Segnali: città

Nuovi modelli per la sostenibilità, ritorno dei cervelli, workshop di Nasa+Nesta

→ Meglio iper-locale o iper-lineare?

Il progetto urbanistico svedese Street Move è stato definito la ‘Città a 1 Minuto’ per la sua idea di dare alle comunità locali gli strumenti per progettare autonomamente le proprie strade. Il concetto centrale non è quello di avvicinare il più possibile i servizi fondamentali ai cittadini che ne usufruiscono come per la ‘Città a 15 minuti’ ma di valorizzare l’identità locale attraverso interventi che «migliorano l’atmosfera» e rendono visibili i valori della comunità che la anima. [City Lab – Segnalato da Caterina Laurenzi]

Per risolvere il problema del pendolarismo e per adattare le città alla sovrappopolazione globale e alla crisi climatica il principe saudita Moḥammad bin Salmān ha elaborato una soluzione diciamo opposta: una città lunga 170 chilometri e larga cinque minuti a piedi chiamata Neom. Una città con zero auto, zero strade, zero emissioni in cui è possibile viaggiare da un vertice all’altro in 20 minuti grazia ad un sistema di trasporto che viaggia a 510 km/h. Composta ma moduli cittadini che si assemblano, in cui tutte le comunità e i business sono connessi tra loro da un’intelligenza artificiale. Se ti suona distopica è perché lo è ma possiamo apprezzare lo sforzo speculativo. Se vuoi approfondire ha anche un sito vetrina. [Gizmodo – Segnalato da Marco Annoni]

→ ‘Ritornare’ non vuol dire ‘restare’

Si continua a parlare di alternative alla città e degli effetti positivi di Stili di Vita che prima erano impraticabili. Ad esempio sembra che la pandemia sta “aiutando” l’Italia a invertire il fenomeno della fuga dei cervelli che oltre a effetti socio-culturali ogni anno costa al Paese 14 miliardi di euro.

Se poi il fenomeno del South Working ha creato addirittura una nuova narrativa personale che ha come tema centrale la ‘gratitudine’, c’è anche chi si oppone alla visione paternalistica che vuole «aree interne» spopolate bisognose di un intervento salvifico dall’esterno.

Tutto questo inizia a far filtrare una domanda: cosa rimarrà di tutto questo quando l’emergenza sarà finita? E soprattutto, chi resterà? [New York Times, Lonely Planet, Lavoro Culturale – segnalato da Andrea Minetto]

→ Usare la sperimentazione per risolvere le diseguaglianze [workshop]

Nasa e Nesta sono due organizzazioni con missioni differenti ma entrambe impegnate nella lotta alle diseguaglianze e hanno scoperto che l’approccio migliore è quello sperimentale.

Apolitical, piattaforma di e-learning dedicata ai public servant, il 4 febbraio offrirà un workshop online gratuito di 1 ora tenuto da Eszter Czibor di Nesta e Carlos Torrez di Nasa sulle tecniche base e tanti esempi concreti di applicazioni di successo usate per sostenere la diversità, l'inclusione e l'uguaglianza.

→ Risultati che se ne fregano degli stereotipi

Il progetto New Leaf della Foundations for Social Change di Vancouver si è proposto di aiutare i senza tetto della città sperimentando un approccio radicale. I ricercatori infatti hanno dato a 115 persone senzatetto tra i 19 e 64 anni 7.500 dollari canadesi in contanti senza nessun vincolo di utilizzo.

I risulti hanno ribaltato gli stereotipi: non solo le persone che hanno ricevuto questo tipo di aiuto hanno trovato una sistemazione stabile più velocemente ma la loro vita è migliorata sotto tutti gli indicatori misurati – dalla sicurezza alimentare alla salute. I ricercatori lo hanno spiegato che il trasferimento di denaro ha fornito la possibilità di autodeterminazione in un momento critico della vita e il segnale la società crede in loro. [CNN – Segnalato da Anna Gerometta]


Segnali: Tech & The Civic

spazi digitali, complotti, manuali pratici di lavoro

→ Dove si progetta uno spazio pubblico digitale migliore

New_ Public è un progetto fantastico da seguire. È tante cose insieme, è un magazine, una newsletter, una community, un festival, un think tank che unisce pensatori, costruttori, progettisti e tecnologi che vogliono incontrarsi, condividere ispirazioni e creare «better digital public spaces».

Dopo 2 anni di ricerca con 100 esperti e migliaia di cittadini in tutto il mondo hanno recentemente pubblicato un framework per progettare spazi digitali pubblici più vitali e inclusivi. Dacci un occhi che ne vale la pena.

Tecnologie ed estetiche per progettare i complotti

Dopo il tentativo di colpo di stato del 6 gennaio a Washington e il ban di Trump da parte delle principali piattaforme di social network si è parlato molto di QAnon. 

Il Centro Studi sul XXI Secolo, spazio di ricerca e rivista indipendente sul presente e le sue eccentricità, ha realizzato una classificazione delle teorie del complotto che lo compongono che lascia a bocca aperta. Se analizzato da un game designer, QAnon è una sorta di «fratello malvagio dei videogame» progettato meticolosamente per “triggerare” convinzioni e credenze. Altre analisi hanno mostrato invece la correlazione tra QAnon e una dieta mediatica “fast food” e come si intreccia alle sorti del Partito Repubblicano. E per finire anche i complotti hanno la loro estetica e i loro meme come spiegato da Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi, curatori di Medusa. Memo dunque sono. [Under.media, The Atlantic, Not Edizioni]

→ La guida pratica definitiva per essere Civic Technologist

La ricercatrice e esperta di user experience Cyd Harrell ha realizzato un libro preziosissimo intitolato “A civic technologist’s practice guide”. Descrive quello che è necessario per iniziare in termine di processi, strumenti e competenze, contiene consigli per “sopravvivere”, principi e domande inquadrare al meglio il proprio lavoro, consigli su come costruire alleanze tra pubblico e privato, suggerimenti dalle sue esperienze e come evitare gli errori più frequenti. [Segnalato da Nicola Di Marco]

→ Strade più tranquille sono la nuova normalità che ci piace

L'anno scorso, le città tedesche hanno registrato una media di 38 giorni con un basso livello di traffico e Milano ha avuto più giorni “verdi” che “rossi” nell'indice del congestionamento cittadino.

La tendenza si muove oltre il Covid e offre più spunti e complessità di quanto si possa immaginare: negli ultimi 10 anni, TomTom Traffic Index ha fornito informazioni dettagliate sui livelli di congestione del traffico in oltre 400 città di tutto il mondo e dai suoi dati si possono scoprire cose come il fatto che dal 2019 sono 387 le città che hanno visto una diminuzione del traffico, contro 13 che l'hanno visto aumentare. Oppure che nel 2020 a creare gli intasamenti nelle capitali europee sono stati gli esodi di cittadini nel giorno nel giorno precedente a nuovo lockdown [TomTom – Segnalato da Valentina Lunardi]

→ Se vuoi saperne di più sul rapporto tra Attivismo e Tecnologia

Allora segui la newsletter embrionale di Matteo Cadeddu su LinkedIn. Ogni settimana raccoglie notizie, idee, riflessioni sulla relazione complessa tra democrazia, coinvolgimento dei cittadini e la tecnologia. Anzi, dovrebbe interessarci tutti perché come dice l’analista Benedict Evans se «vuoi pensare alla tecnologia e ignorare la politica odierai i prossimi 20 anni. La tecnologia ora è politica e geopolitica».


Segnali: salute mentale

trend del 2021, importanza dell’intimità, individuo vs gruppo

→ I nostri bisogni e preoccupazioni per quest’anno

La società di ricerche GWI ha pubblicato un report di previsioni e insight su cosa possiamo aspettarci nel 2021 in termini di comportamenti sociali e di consumo. È così folto che è difficile sintetizzare in un solo messaggio ma quelli che ci hanno colpito di più sono che:

  • il lavoro a distanza è arrivato ma non quello flessibile. Così inefficienze e cattive abitudini si sono semplicemente spostate in un luogo diverso affossando la produttività di persone e organizzazioni

  • la maggioranza degli abitanti delle città vuole continuare a viverci ma la principale preoccupazione è quella ambientale anziché di «cosa fare la sera»

  • la salute mentale della popolazione si è deteriorata a tal punto da poter diventare una nuova emergenza pubblica sanitaria, in particolare per la fascia d’età 16-23

[Segnalato da Dino Amenduni]

→ La ricerca di 5 designer su come migliorare la casa per la salute mentale

Lo Space10, il laboratorio di ricerca di IKEA, ha realizzato il suo primo programma di residenza ‘a distanza’ chiedendo a cinque creativi da tutto il mondo di esplorare le sfide del mantenere la salute mentale nel contesto di isolamento della casa. Tutti gli artefatti realizzati – diari visuali, archivi di suoi, dispositivi indossabili modulari – sono stati poi messi a disposizione per chiunque.

La ricerca ha condotto a due scoperte. La prima di quanto le nostre vite professionali e sociali fossero dense di piccoli gesti d’intimità. La seconda di quanto la tecnologia attuale è ottimizzata solo sui nostri bisogni funzionali e per nulla su quelli emotivi.

Dal ‘presente estremo’ a ‘l’estremo sé’

"The Extreme Self" è il libro di prossima pubblicazione frutto dell'interazione fra lo scrittore Douglas Coupland e curatori Hans Hulrich Olbrist e Shumon Bassar. Il libro si propone di essere un racconto, quasi una graphic novel, di quello che ci è successo dal 2016 ad oggi, ovvero di come la tecnologia sta cambiando l'individuo e il suo modo di esistere nel mondo fisico, cercando una risposta a domande cruciali «Cosa significa essere ‘te’ adesso rispetto a trent’anni fa? Che cos’è un “gruppo” rispetto al 1990?». In questo articolo gli autori ripercorrono l’evoluzione attraverso un dialogo serrato tra loro. [Flash Art – Segnalato da Gabriella Amicone]


Segnali: remix

→ La Classe Media dei creator digitali non c’è ma serve

Il 90% delle royalty di Spotify è raccolto dal 1,4% degli artisti. Il restante 98,6% si divide l’altro 10% dei guadagni, che fanno 12 dollari al mese a persona. Non male..

Disuguaglianze estreme e troppoa concentrazione erode la competizione. In questo a rischio è la capacità collettiva di produrre cultura e intrattenimento. Li Jin dettaglia una strategia in 10 punti per le piattaforme digitali che vogliono aiutare la nascita di una nuova classe media di creativi. [Harvard Business Review]

→ Manifesti di protesta che sono opere d’arte

Reverting to Type 2020 è una mostra di manifesti di protesta contemporanei organizzata a Londra da Richard Ardagh e Graham Bignell. Sono vere opere d’arte tipografica per protestare contro la crisi climatica globale, le fake news, il capitalismo della sorveglianza, il razzismo, il sessismo.

Hanno creato questo sito bellissimo che ti permette di navigare e approfondire ciascuno dei 200 poster realizzati da 105 artisti di 16 paesi.


Segnali Dal Futuro in numeri:

  • 675 segnalatrici e segnalatori

  • 45% dei contenuti da segnalazioni

Aggiornato 23 gennaio 2021, ore 20:30.

Arrivederci al prossimo numero
e inviaci tanti Segnali dal futuro!